Avv. Giuseppe Maniglia

Sentenza Corte di Cassazione Civile del 9/3/2012 n. 3756 (sez. terza civile)

Rifiuti – TIA –  IVA

 Svolgimento del processo

Ascit servizi ambientali s.p.a., gerente il servizio di smaltimento del comune di Capannori, ha proposto ricorso per cassazione, sorretto da due motivi e illustrato anche da memoria, nei confronti della sentenza della commissione tributaria regionale della Toscana n. 38/18/2010. Questa sentenza, in parziale riforma della decisione della commissione tributaria provinciale di Lucca resa su ricorso della società Europorta di Paoletti Ansano e Musetti Pietro avverso distinti avvisi di accertamento relativi alla tariffa di igiene ambientale (c.d. tia), ha dichiarato: (i) non soggetti alla quota variabile della tariffa medesima i locali ritenuti produttivi di rifiuti speciali; (ii) comunque non soggetti a iva tutti gli importi pretesi dal gestore; (iii) carente di legittimazione passiva il comune di Capannori. La contribuente non ha svolto difese.

Motivi della decisione

Estratto della sentenza:

LA CORTE DEI CONTI SEZIONE GIURISDIZIONALE PER  LA REGIONE SICILIANA

  Composta dai magistrati:Dott. Luciano Pagliaro, dott.  Guido Petrigni  dott.Giuseppe Grasso, ha pronunciato la seguente

Sentenza n. 609/2012

Nel giudizio di responsabilità, iscritto al n.57725 del registro di segreteria, promosso dal Procuratore Regionale nei confronti di N., nato a C. il _______, rappresentato e difeso dall’avv. Giuseppe Ferro e domiciliato presso il suo studio in Gibellina (TP)via Degli Elimi n.5 .

 Esaminati gli atti e documenti di causa.Uditi nella pubblica udienza del 14 febbraio 2012, il relatore dott. Giuseppe Grasso, e il Pubblico Ministero, nella persona del dott. Gianluca Albo.

FATTO

Con atto di citazione regolarmente notificato, il procuratore regionale  ha citato in giudizio N., chiedendo la sua condanna  a titolo di danno all’immagine per €5.000,00 con criteri equitativi, in relazione ai fatti penalmente rilevanti commessi dallo stesso in quanto appuntato dei carabinieri in servizio presso la compagnia di C.

Il convenuto è stato soggetto a procedimento penale con sentenza della Corte di appello di Palermo n. 3368/2008 del 22 dicembre 2008, divenuta irrevocabile a seguito di sentenza di conferma della Corte di Cassazione n. 47335/2009 del 12 dicembre 2009, con condanna alla reclusione per due anni, con sospensione condizionale della pena per essersi abusivamente introdotto nell’archivio nazionale delle forze di polizia per ottenere informazioni su determinate indagini ed averle rivelate a soggetti terzi facenti parte di organizzazione mafiosa oggetto delle stesse, per i reati previsti dagli artt.61 n.2,110, 117, 326 comma primo, 615 ter primo, secondo comma n.1, terzo comma c.p., art.7 del D.L. 13 maggio 1991 n.152 conv. nella legge 203/1991; agevolando così l’organizzazione Cosa nostra.

Si è costituito il convenuto eccependo che il comportamento antigiuridico non ha cagionato alcun danno all’Arma dei carabinieri, tant’è che la stessa lo ha riammesso in servizio conservando il grado.

DIRITTO

L’odierno giudizio è finalizzato all’accertamento della fondatezza della domanda del Pubblico Ministero concernente una ipotesi di danno erariale all’immagine nei confronti dell’Arma dei carabinieri nei confronti del convenuto N. per i reati previsti dagli artt.61 n.2,110, 117, 326 comma primo, 615 ter primo, secondo comma n.1, terzo comma c.p., art.7 del D.L. 13 maggio 1991 n.152 conv. nella legge 203/1991, definitivamente accertati con la sentenza della Corte di appello di Palermo n. 3368/2008 del 22 dicembre 2008, confermata dalla sentenza della Cassazione penale n.47335/2009.

La domanda del Pubblico Ministero è da ritenersi fondata nei seguenti termini .Deve essere esaminata la domanda di condanna al risarcimento del danno non patrimoniale sotto il profilo del danno all’immagine.A tal proposito la domanda deve ritenersi fondata, sulla base dei criteri fissati dalle Sezioni Riunite della Corte dei conti con la decisione QM10/2003.Le sezioni riunite della Corte dei conti hanno precisato che il danno all’immagine si configura come un danno esistenziale configurabile nel discredito e nel sentimento di sfiducia ingenerato nell’amministrazione dal comportamento del responsabile.La quantificazione del danno può essere effettuata anche secondo criteri equitativi, ma comunque non può sfuggire al rispetto del principio dell’onere della prova a carico di parte attrice, anche mediante presunzioni e la sua quantificazione  ad un criterio minimo di attendibilità del pregiudizio subito.Un elemento essenziale è il cosiddetto clamor fori, ossia la diffusione della notizia sui mass-media, e comunque la più o meno grande risonanza dell’evento, che genera nei cittadini quanto sopra evidenziato.Nel caso in questione, esiste allo stato degli atti processuali la prova di tale elemento essenziale, specificamente allegata da parte attrice consistente negli articoli comparsi nella stampa quotidiana del Giornale di Sicilia e dalla Repubblica.it.Pertanto, sussistono i presupposti di fatto e di diritto per la sussistenza del danno all’immagine con i criteri stabiliti dalle sezioni riunite della Corte dei conti.Si ritiene dunque che debba essere accolta la domanda del PM  condannando il convenuto al risarcimento nella misura di € 5.000,00, comprensiva della rivalutazione monetaria oltre interessi legali dal deposito della sentenza sino al soddisfo. La condanna alle spese segue la soccombenza.

P. Q. M.

 La Corte dei conti - Sezione Giurisdizionale per la Regione Siciliana, definitivamente pronunciando, dichiara responsabile N. dei fatti a lui ascritti e per l'effetto lo condanna al pagamento in favore dell’Arma dei carabinieri della complessiva somma di € 5.000,00 comprensiva di rivalutazione monetaria, oltre agli interessi dalla data di deposito della sentenza sino al soddisfo.Il convenuto è inoltre condannato alle spese di giudizio che si quantificano in €. 237,08.

Manda alla segreteria per gli adempimenti conseguenti.

Così deciso in Palermo, nella camera di consiglio del 14 febbraio 2012.

L’Estensore                                                         ll Presidente

F.to Dott.Giuseppe Grasso              F.to Dott. Luciano Pagliaro

Sentenza Depositata in segreteria il 23 febbraio 2012

Sentenza Corte di Cassazione Sezioni unite civili 28/1/2011 n. 2064

Rimborso-Tariffa di igiene ambientale (TIA) - Imposta sul valore aggiunto (IVA) - Competenza Giudice ordinario

 

FATTO

Il sig. G.B. ha proposto ricorso dinanzi al giudice di Pace di Venezia perchè ingiungesse alla V.. S.p.a. la restituzione, in suo favore, della somma indebitamente corrisposta a titolo di IVA, in occasione del pagamento della Tariffa di Igiene Ambientale (TIA).

Il B. sostiene che la natura di obbligazione tributaria della TIA, riconosciuta dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 238 del 2009, esclude che il pagamento di tale tributo possa essere gravato da altro tributo.

Lo stesso B. ricorre oggi dinanzi a queste SS.UU., ai sensi dell’art. 41 c.p.c., e chiede che venga risolta preventivamente la questione di giurisdizione, difendendo la scelta operata a favore del giudice ordinario.

La V.. S.p.a. resiste con controricorso ed eccepisce che, trattandosi di un rimborso di imposta (iva nella specie), la giurisdizione appartiene al giudice tributario.
Entrambe le parti hanno depositato memorie ai sensi dell’art. 378 c.p.c.. Il P.G. ha concluso come in atti.

DIRITTO

Ritiene il Collegio che la controversia debba essere giudicata dal giudice ordinario.
Secondo la giurisprudenza di questa Corte, dalla quale non v’è motivo di discostarsi, “In tema di IVA, spetta al giudice ordinario la giurisdizione in ordine alla domanda proposta dal consumatore finale nei confronti del professionista o dell’imprenditore che abbia effettuato la cessione del bene o la prestazione del servizio per ottenere la restituzione delle maggiori somme addebitategli in via di rivalsa per effetto dell’applicazione di un’aliquota asseritamente superiore a quella prevista dalla legge: poichè, infatti, soggetto passivo dell’imposta è esclusivamente colui che effettua la cessione di beni o la prestazione di servizi, la controversia in questione non ha ad oggetto un rapporto tributario tra contribuente ed Amministrazione finanziaria, ma un rapporto di natura privatistica tra soggetti privati, che comporta un mero accertamento incidentale in ordine all’ammontare dell’imposta applicata in misura contestata”(Sentenza Cass. SS.UU. n.2775/2007; cass. nn. 6632/2003, 1147/2000).

Il principio resta valido anche quando, come nella specie, il debito iva venga totalmente contestato. Si. tratta, in ogni caso, di una controversia tra privati, alla quale “resta estraneo l’esercizio del potere impositivo sussumibile nello schema potestà - soggezione, proprio del rapporto tributario” (Cass. SS.UU. n. 15031/2009). Nè rileva la circostanza che il giudizio sulla richiesta di rimborso dell’iva implichi la necessità di accertare se l’imposta fosse dovuta e quale sia la natura dell’obbligo di pagare la TIA. Infatti, nelle controversie tra privati, che abbiano ad oggetto la richiesta di rimborso di una imposta che si assume essere stata indebitamente pretesa dalla controparte (non identificabile in uno dei soggetti di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 10), il giudice ordinario competente ha sempre il potere “di sindacare in via incidentale la legittimità dell’atto impositivo ove sia presupposto e di disapplicarlo, ovvero di disporre la sospensione del giudizio, ai sensi dell’art. 295 c.p.c., in caso di contemporanea pendenza del giudizio tributario” (Sentenza Cass. SS.UU. 15032/2009).
Questa Corte ha già avuto modo di chiarire che le controversie relative all’indebito pagamento dei tributi seguono la regola della devoluzione alla giurisdizione speciale del giudice tributario soltanto quando si debba impugnare uno degli atti previsti dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, e, di conseguenza, il convenuto in senso formale sia uno dei soggetti indicati nell'art. 10, D.Lgs. n. 546 del 1992. Quando la controversia si svolga tra due soggetti privati in assenza di un provvedimento che sia impugnabile soltanto dinanzi al giudice tributario, il giudice ordinario si riappropria della giurisdizione e non rileva che la composizione della lite debba passare attraverso la interpretazione di una norma tributaria. L’odierna controversia ha ad oggetto la legittimità del diritto di rivalsa esercitato dalla V.. s.p.a. “il fatto che il diritto alla rivalsa sia previsto da una norma tributaria non trasforma il rapporto tra soggetti privati in un rapporto tributario, di tipo pubblicistico, che implica invece l’esercizio del potere impositivo nell’ambito di un rapporto sussumibile allo schema potestà - soggezione” (Sentenza Cass. n. 15031/2009). In definitiva, “Se manca un soggetto investito di potestas impositiva intesa in senso lato manca anche il rapporto tributario, cosi come se manca un provvedimento che sia espressione di tale potere non si configura la speciale lite tributaria che, per definizione, nasce dal contrasto rispetto ad una concreta ed autoritativa pretesa impositiva” (Sentenza cit.).

Il Collegio non ignora che con ordinanza n. 18721/2010, la quinta sezione civile di questa Corte ha rimesso al giudizio della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ai sensi degli artt. 267 del Trattato istitutivo dell’Unione e art. 295 c.p.c., la questione della compatibilità del disallineamento dei termini entro i quali il consumatore finale ed il soggetto iva possono agire per ottenere il rimborso: termine decennale per il primo e biennale per il secondo, con la conseguenza che quest’ultimo resta definitivamente inciso ove il primo agisca per il rimborso dopo il biennio, violando i principi di effettività, di non discriminazione e di neutralità fiscale.
Ritiene il Collegio che non sia necessario sospendere l’odierno giudizio in attesa della decisione della CGUE.

Infatti, la soluzione della questione pregiudiziale sollevata dinanzi al giudice comunitario, pur potendo involgere profili processuali, non può determinare un ampliamento dei limiti delle giurisdizioni speciali, fissati in maniera inderogabile dalla Costituzione. Su tali limiti, quando non sorga un problema di incostituzionalità, la competenza a decidere in via esclusiva appartiene a questo Collegio.
Conseguentemente, va dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario. Le spese di questo giudizio vanno compensate, tenuto conto delle oscillazioni giurisprudenziali registrate prima della formazione della recente giurisprudenza applicata nella specie.

P.Q.M.

La Corte dichiara la giurisdizione del giudice ordinario e compensa le spese.

 

Con la sentenza in oggetto la Cassazione si esprime sulla responsabilità del lavoratore in caso di evento dannoso.
In particolare afferma che è onere del datore di lavoro provare la colpa del lavoratore per mancata diligenza.
Ecco la sentenza per esteso:
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE - SEZIONE LAVORO ha pronunciato la seguente: sentenza sul ricorso 21472/2010 proposto da: AUTOLINEE CAPPONI S.R.L., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA BOCCA DI LEONE 78 (STUDIO LEGALE BDL), presso lo studio dell'avvocato CINELLI Maurizio, che la rappresenta e difende, giusta delega in atti; - ricorrente - contro C.P.; - intimato - Nonchè da: C.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA A. BAIAMONTI 10, presso lo studio dell'avvocato SANTORO ROSA PATRIZIA, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato DE CONO MARIA, giusta delega in atti; - controricorrente e ricorrente incidentale - contro AUTOLINEE CAPPONI S.R.L.; - intimata - avverso la sentenza n. 270/2010 della CORTE D'APPELLO di ANCONA, depositata il 03/06/2010 R.G.N. 884/2007; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 28/02/2012 dal Consigliere Dott. GIULIO MAISANO; udito l'Avvocato CARLO ALBERTO NICOLINI per delega CINELLI MAURIZIO; udito l'Avvocato SANTORO ROSA PATRIZIA; udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. FUCCI Costantino, che ha concluso per il rigetto di entrambi i ricorsi.
 Fatto
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con sentenza del 3 giugno 2010 la Corte d'Appello di Ancona, giudicando in sede di rinvio a seguito di sentenza di annullamento del 23 agosto 2006 della Corte di Cassazione di una precedente sentenza del Tribunale di Urbino che aveva a sua volta deciso in sede di rinvio a seguito della cassazione di altra sentenza di appello del Tribunale di Pesare, ha confermato la sentenza del Pretore di Pesaro che, per quanto rileva in questa sede, ha rigettato la domanda riconvenzionale proposta dalla Autolinee Capponi s.r.l. nei confronti del proprio dipendente C.P. intesa ad ottenere il risarcimento del danno cagionato per la sua negligente condotta di guida ad un autobus di proprietà di detta società. La Corte territoriale ha motivato tale decisione negando valore probatorio, in assenza di altre utili emergenze, al verbale di contravvenzione elevato a carico del lavoratore e con il quale si da atto che il C. aveva percorso un tratto di strada semicurva con forte discesa ad una velocità non commisurata a tali condizioni della strada. La Corte territoriale ha richiamato la giurisprudenza di legittimità secondo cui il verbale emesso da pubblico ufficiale fa fede fino a querela di falso solo riguardo alla sua provenienza e, quanto al suo contenuto, per quanto riguarda le dichiarazioni ed i fatti avvenuti in presenza del pubblico ufficiale stesso. Nel caso in esame la ricostruzione dell'incidente è il frutto di una ricostruzione induttiva del verbalizzante operata sulla base di rilevi a suo tempo effettuati, non avendo egli assistito alla dinamica dell'incidente. La Corte d'Appello di Ancona ha escluso di poter ricorrere a presunzioni che, nel caso in esame, si tradurrebbero in una petizione di principio potendosi fare riferimento solo a un parametro meramente possibilistico. La stessa Corte d'Appello ha poi disposto la compensazione fra le parti delle spese di tutti i gradi di giudizio successivi al primo considerando il lungo tempo trascorso che ha inciso sulla fruttuosità dell'istruttoria.
La Autolinee Capponi s.r.l. propone ricorso per cassazione avverso tale sentenza articolandolo su due motivi.
Resiste con controricorso il C. che propone ricorso incidentale.
Il C. ha depositato memoria ex art. 378 cod. proc. civ..
Diritto
MOTIVI DELLA DECISIONE