SENTENZE DIRITTO CIVILE
Avv. Giuseppe Maniglia

  

 TRADIMENTO CONIUGALE E RISARCIMENTO DANNI - RELAZIONE EXTRACONIUGALE - ADDEBITO SEPARAZIONE

La Corte di Cassazione, con la sentenza in oggetto, precisa che se la violazione dei doveri coniugali (tradimento extraconiugale) ha comportato sofferenze molto frustranti, il coniuge tradito ha diritto ad ottenere il risarcimento danni morali ex art. 2059 c.c., a prescindere dalla pronuncia di addebito in sede di separazione.

 

TRADIMENTO EXTRACONIUGALE E RISARCIMENTO DANNI: LA PROVA DEL NESSO CAUSALE

A giudizio della Corte “sarà inoltre necessaria la prova del nesso di causalità fra detta violazione (tradimento extraconiugale) ed il danno, che per essere a detto fine rilevante non può consistere nella sola sofferenza psichica causata dall'infedeltà e dalla percezione dell'offesa che ne deriva - obbiettivamente insita nella violazione dell'obbligo di fedeltà - di per sé non risarcibile costituendo pregiudizio derivante da violazione di legge ordinaria, ma deve concretizzarsi nella compromissione di un interesse costituzionalmente protetto”.

 

RELAZIONE EXTRACONIUGALE E RISARCIMENTO DANNI: LA LESIONE DELLA SALUTE E DELLA DIGNITA’

Per ottenere il risarcimento dei danni morali (non patrimoniali) per il tradimento extra-coniugale il partner tradito deve dimostrare “che l'infedeltà […] abbia dato luogo a lesione della salute del coniuge […]. Ovvero ove l'infedeltà per le sue modalità abbia trasmodato in comportamenti che […] si siano concretizzati in atti specificamente lesivi della dignità della persona, costituente bene costituzionalmente protetto.”
Il risarcimento dei danni morali (non patrimoniali) per il tradimento extra-coniugale è dovuto a prescindere dalla richiesta ed ottenimento dell’addebito della separazione, poiché consiste in un vero e proprio illecito civile del tutto autonomo ex art. 2059 c.c.

 

CONCLUSIONI
Secondo la sentenza in oggetto, quindi, se la violazione dei doveri coniugali (relazione extraconiugale - tradimento) ha comportato sofferenze molto frustranti, il coniuge tradito ha diritto ad ottenere il risarcimento danni ex art. 2059 c.c., a prescindere dalla pronuncia di addebito in sede di separazione

 

Avvocato Giuseppe Maniglia

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RISARCIMENTO DANNI IMMISSIONI POLVERI - RUMORE

La valutazione equitativa del risarcimento del danno deve essere giustificata e motivata dal giudice in sentenza, con una indicazione analitica degli elementi di fatto che l’hanno portato a liquidare una cifra piuttosto che un’altra. Si ricorda, in proposito, che il semplice turbamento della tranquillità familiare non assurge a un valore costituzionale protetto e quindi non può essere risarcito.

 

A parere della Corte di Cassazione, sebbene l'indagine medico legale non è indispensabile e il giudice può, nell'ambito della valutazione discrezionale al medesimo riservata, accertare il verificarsi della menomazione dell'integrità psico-fisica della persona facendo ricorso alle presunzioni e quantificare il danno in via equitativa, è pur sempre necessario che la motivazione indichi gli elementi di fatto che nel caso concreto sono stati tenuti presenti e i criteri adottati nella liquidazione equitativa, perchè altrimenti la valutazione si risolverebbe in un giudizio del tutto arbitrario, in quanto non è suscettibile di alcun controllo. (Leggi l’estratto della sentenza).

 

 

ESAME AVVOCATO

Interessante sentenza del massimo organo siciliano di giustizia amministrativa sull'esame di avvocato. In primo grado un candidato aveva ottenuto una sentenza favorevole, ottenendo l'annullamento del provvedimento che non lo ammetteva all'esame orale per l'abilitazione alla professione forense. La decisione del TAR Sicilia aveva interpretato estensivamente una norma che riguarda l'esame per il notariato (D.Lgs. n.166/2003), applicando il principio  di trasparenza dell'operato della P.A. In proposito stabiliva che per la valutazione degli elaborati non è sufficiente il voto numerico, ma è necessario un giudizio.

Il C.G.A., su appello del Ministero, riforma la sentenza stabilendo, appunto, che è sufficiente il voto numerico per la valutazione degli elaborati e che il D.Lgs. 166/03 non è applicabile all'esame per l'abilitazione alla professione di avvocato.

Il c.d. danno da fermo tecnico non si può riconoscere in re ipsa, per il solo fatto che un veicolo sia stato inutilizzato per un certo lasso di tempo. Tale danno deve essere provato al pari di ogni danno previsto nell’ordinamento. Come ogni danno, anche quello da fermo tecnico deve essere provato. La prova deve concernere sia il dato della inutilizzabilità del veicolo in relazione ai giorni in cui esso è stato illegittimamente sottratto alla disponibilità del proprietario, sia il dato della necessità del proprietario di servirsi del mezzo, cosicché, dalla impossibilità della sua utilizzazione, egli abbia riportato un danno, perché, ad esempio, non abbia potuto svolgere una determinata attività lavorativa ovvero abbia dovuto fare ricorso a mezzi sostitutivi (In senso conforme v. sentenza Cass. 19 novembre 1999 n. 12820 e sentenza Trib. Roma, Sez. XII, 10 settembre 2010, n. 18150).

 

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